Storie di pesca: cronaca di un’apertura propizia

Complice un’apertura da parte mia poco soddisfacente, con due dei pesci più grandi della mia carriera alieutica persi a pochi metri da riva, ho deciso di pubblicare la storia di un lettore di Bormio, che con due amici si è recato sul torrente Viola per quella che è stata la loro apertura.
Premetto che, nonostante sia ben chiaro dal testo che le trote non sono state rilasciate, e nonostante io sia sì un sostenitore del catch&release, ma che non disdegna ogni tanto di prelevare qualche iridea di immissione, ho deciso di pubblicare comunque il racconto perchè, oltre ad essere ben scritto, descrive alla perfezione quelle che sono le sensazioni che ognuno di noi prova quando è immerso nella natura, a contatto con lo spot di pesca, concentrato al massimo su quello che sta facendo.

Cronaca di un’apertura propizia

 

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Il tiepido sole di marzo sopra le nostre teste. La corrente del torrente Viola che leviga i sassi, una dolce musica. La neve che man mano si scioglie sulla riva del torrente. Una sensazione di pace. Si indossano arrivati gli stivali di gomma, l’acqua è ancora fredda malgrado il giorno sia caldo per essere il 13 di marzo, poi il giubbotto. Si mettono le camule sugli ami, e si inizia a pescare, con una radio per ascoltare le partite di calcio ed una birretta per dissetare la gola. Ed ad un certo punto, dopo numerosi tentativi e spostamenti lungo il fiume, proprio sotto il vecchio ponte, quello su cui da bambini giocavamo, la preda abbocca all’amo. E’ difficile spiegare le sensazioni che prova il pescatore quando prende la trota. Dietro ad un apparente calma sul volto, infatti, si mescola la sensazione di eccitazione per essere giunti all’obiettivo ma anche una grande concentrazione, bisogna infatti tirare la preda a riva. Dopo ciò, il pescatore prende il metro per misurare la preda e, con un gesto di soddisfazione, mette la trota nel sacchetto. Per sei volte nel corso del lungo pomeriggio è capitato questo. Alla fine, quando quasi è sera ed il cielo ormai è buio, si ritorna a casa, dove la trota pescata sarà mangiata, nella piena consapevolezza che è stata un degno avversario che ha saputo regalare, seppur per un breve momento, grandissime emozioni.

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 Luca”    

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