Fario dalle livree stupende: quando non contano solo le dimensioni

Collezione di portachiavi

Dopo uno svariato numero di uscite in Sesia, tutte finite con sonori cappotti, ho deciso di cambiare destinazione e di dirigermi verso un torrentello che negli anni mi ha sempre regalato catture di trote dalle livree molto belle.
Sveglia presto, colazione veloce, breve tragitto in macchina e sono sul luogo con la canna aperta. Diversamente dagli anni scorsi, decido di iniziare nel tratto “basso” del ruscello, quello che scorre in mezzo ai campi, senza quindi molta corrente.

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La montatura è quella classica per la pesca al tocco, con quattro piombini posizionati a scalare ad una decina di centimetri dall’amo. Innesco una camola singola, la lancio in acqua nei pressi di un piccolo rovescio che sta sotto ad un ponticello e la sento, tira come una dannata, queste sì che sono trote che fanno divertire. In un attimo è fuori, la dimensione è da portachiavi, ma in questi ambienti è così, qui non ho mai effettuato grossissime catture. Foto di rito, per immortalare i bellissimi colori, e via di nuovo in acqua.

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Continuo a pescare nel basso corso, e mi accorgo che questi pesci sono molto diffidenti, soprattutto nelle abboccate: nella successiva mezz’ora sono infatti tre le trote che, dopo aver abboccato, mi si sono slamate proprio nel momento di tirarle fuori. Decido di risalire verso il punto in cui due torrenti ancora più piccoli si uniscono in quello in cui stavo pescando. Inizio a pescare nel ramo di destra, nel quale sono presenti tanti bei saltelli alternati a piccole pozze.

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Anche qui, al primo lancio, esce una bella trotella, la più piccola ma forse quella con la livrea più bella della giornata, seguita a ruota da sua cugina.

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Risalgo ancora, ed in ogni buca trovo sempre una trota, il problema è che non riesco più a tirarne fuori, mangiano tutte male e si slamano appena escono dall’acqua.
Arrivo ad un punto oltre al quale è troppo difficile e pericoloso procedere da soli, e, tornando indietro, decido di fare una cosa che va contro il mio buon senso: pescare a scendere, nelle stesse buche in cui prima avevo perso tutte quelle altre trote. E la cosa, stranamente, dà i suoi frutti! Nella pozza più grossa esce la “””big””” di giornata, una fario dai colori stupendi che, a spanne, sarà stata sui 25 cm.

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Tornando al punto in cui i due rami si uniscono, incontro, per la prima volta in tre anni, un altro pescatore che, senza dirmi da dove era arrivato, mi fa vedere, all’interno del suo cesto porta pesce due catture mostruose per la portata del torrente, due fario che superavano entrambe i 40 cm. Dopo un breve saluto (lui stava andando via, aveva già la canna chiusa) mi rimetto in pesca, e nel punto in cui i due torrentelli confluiscono esce quella che sarà l’ultima cattura di giornata.

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Per concludere la giornata, decido di dirigermi più in alto, in una zona ben nascosta tra rocce ed alberi.

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Le buche sono ricche d’acqua, ma a mancare sono le trote: a questo punto capisco che la mancanza di segni di vita è dovuta probabilmente a quell’altro pescatore, dato che in terra si scorgono impronte fresche ed evidenti segni di passaggio.

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Dopo circa tre ore di pesca, decido che è ora di tornare a casa.
Sicuramente non si tratta di pesci di grossa taglia, ma vi assicuro che la pesca in questi ambienti è ciò che di meglio si possa desiderare: queste sono trote nate e cresciute in questi torrenti, sono molto schive e difficili da insidiare, e quando sono all’amo, anche se di dimensioni ridotte, si fanno sentire, eccome se si fanno sentire. Potete quindi immaginare l’emozione ogni volta che si riesce a tirarne fuori una, ma soprattutto l’emozione di rilasciarla nella sua acqua, sperando che, nonostante pescatori che realizzano catture “monstre” (ed ogni riferimento è involontario :D), possano crescere e diventare un giorno vere regine del torrente.
E comunque, a dirla tutta, in giornate così è la bellezza dei luoghi e delle livree a farla da padrone, in questi casi si cade sempre in piedi.

Alla prossima!

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