Autoctone, dove siete?

Tra vento e sole…

Nell’articolo sulle immissioni mi ero detto pessimista circa la presenza di trote “avanzate” dalla ressa dell’apertura. Bene, oggi ho felicemente constatato che mi sbagliavo.
Dopo la sfortunata parentesi di mercoledì (cappotto), giovedì torno nello stesso spot dell’apertura in cerca di qualche bella trota, magari qualche fario o qualche marmorata autoctone. L’idea di partenza è quella di iniziare a spinning in lama, per poi risalire verso la corrente e magari cambiare tecnica. La prima ora la passo quindi tra rotanti e minnow, sia in lama che in corrente, senza aver avvertito la presenza di alcun pesce.
Decido quindi di cambiare tecnica, e mi affido a quella passata che tante soddisfazioni mi aveva dato domenica. Comincio a lanciare in corrente ma niente, i minuti passano e la situazione non cambia. Ad un certo punto noto una massiccia presenza di effimere (le moschette che si posano sull’acqua, per intenderci) ed una certa quantità di bollate lì dove la corrente rallenta; e pensare che avevo intenzione di portare dietro una cannetta con la mosca, però, dovendomi ancora attrezzare con della coda di topo, ho rinunciato. Decido quindi di provare con la pesca a galla, ma il forte vento che mi impedisce di far posare l’esca dove voglio mi fa presto desistere. Opto allora per una montatura che si rivelerà poi tanto efficacie quanto suicida (ed è presto detto perchè “suicida”, la distanza del piombo dall’amo faceva si che ogni tre per due dovessi recuperare in tutta fretta per sgarbugliare la lenza che, essendo libera, si attorcigliava intorno al galleggiante): sulla lenza madre monto un galleggiante da 4 grammi, abbastanza da farmi lanciare l’esca dove voglio, sistemo una piccola olivetta appena sotto, giusto per tenere il galleggiante in piedi una volta in acqua, e lego in fondo un amo dell’8 senza passare per girella e finale; sistemo poi galleggiante ed olivetta a quasi un metro di distanza dall’amo, sul quale piazzo una camola singola.

seconda_01

Dopo qualche breve test in acqua bassa, nel quale noto con piacere che l’esca fa quello che mi aspettavo facesse, ossia salire a galla, comincio a lanciare a monte del punto nel quale avevo visto le bollate poco prima. Nel frattempo è anche sceso il Sole, che nonostante avessi gli occhiali mi stava procurando non pochi fastidi. Dopo un paio di lanci, riesco a far arrivare la camola nei pressi del punto nel quale avevo visto gli attacchi a galla, ed infatti…SBAM! la sento in canna ancora prima che riesca a tirare giù il galleggiante. Il combattimento, se così si può definire, dura davvero poco, queste iridee di immissione mi stanno dando davvero poche soddisfazioni, sta di fatto che in un istante la trota è a riva.

seconda_02

Appena la prendo in mano ripenso a tutta la fatica che ho fatto oggi per insidiarla, e ripenso alle mie lamentele riguardo l’immissione e la conseguente assenza di trote. Capisco che il primo passo deve venire da me, che si tratti di iridea, fario, o marmorata, quindi, con molta cura, la reimmergo in acqua e, una volta constatato che si è ripresa, non prima di aver scattato un’ultima foto, la rilascio. Vi lascio allora con quell’ultimo scatto, alla prossima!

seconda_03

Visite:

(225)