Apertura trota 2015: cappotto evitato, buon inizio di stagione!

Se il buon giorno si vede dal mattino…

Non c’è niente di meglio che scappottare all’apertura per cominciare bene un’annata di pesca. E così è stato.
Conoscendo i posti dove il giorno prima erano state fatte le immissioni (e a proposito di questo, farò un articolo più avanti in cui esporrò un parere personale sul perchè ritengo sbagliata questa modalità di immissione), domenica 22 febbraio ero deciso a pescare nel tratto di Sesia nei dintorni di Isolella (più precisamente al punto 4 dell’articolo di presentazione dell’itinerario).
A dispetto del nome, questa volta non ero solo, a pescare con me c’era mio papà. Sveglia presto, ma non troppo, alla mattina, ed ecco la sorpresa: il paesaggio è tutto imbiancato e le nuvole non lasciano presagire niente di buono. Decidiamo che andare in Sesia sarebbe troppo pericoloso per via dei sassi ricoperti di neve, quindi rimandiamo al pomeriggio, sperando che esca il sole. E così è: a fine mattinata la stufa del cielo ha fatto il suo dovere e la neve è pressochè sparita dappertutto. Pranzo veloce quindi, e via a pescare. Arrivati sul posto, però, ci rendiamo conto che potrebbe essere più difficile del previsto: nel parcheggio ci sono già quattro macchine, decisamente troppe per quello spot, per cui dobbiamo cambiare i nostri piani. Decidiamo allora di provare nei pressi del ponte di Agnona: anche qui ci sono già 5-6 pescatori che si stanno dando da fare, ma il posto è abbastanza grande da ospitarci. Ovviamente chi prima arriva meglio alloggia, quindi noi dobbiamo accontentarci di pescare nella lama, mentre avremmo preferito ovviamente gettare la lenza più in basso, nella corrente dove però stanno già pescando tutti gli altri. Nell’ora e mezza che trascorriamo lì provo di tutto: pesca al tocco, alla passata, a spinning con esca artificiale, ma niente, neanche una vecchia ciabatta.
Decidiamo quindi che non è il caso di continuare, anche perchè il sole si sta abbassando e la temperatura sta scendendo in fretta. Sembra quindi che, per il terzo anno di fila, mi toccherà cappottare all’apertura, ma tornando verso casa ecco lo spiraglio: nello spot che avevamo scelto all’inizio, quello che prima era occupato, le macchine sono sparite, quindi decidiamo di provarci. Appena arrivati mi dirigo subito sotto al ponte, dove tira una lieve corrente, ideale per far scorrere l’esca ed attirare così qualche trota. La montatura è quella per il tocco, con una singola olivetta. Dopo due lanci però decido che è il caso di montare un galleggiantino per tenere l’esca un po’ più alta ed evitare di incagliarmi. Lancio, guardo la lenza scendere verso valle e SBAM!, il galleggiante non c’è più. Nella gioia del momento mi dimentico di ferrare e comincio subito a recuperare, la trota non oppone molta resistenza, e così riesco a portarla a riva: l’amo è sul labbro, attaccato per miracolo, sono stato abbastanza fortunato. Ovviamente è una trota iridea, sicuramente una di quelle immesse il giorno prima, ma la taglia è apprezzabile, supera i 30 cm.

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Comunico a mio papà, che si trova più a valle, che questo è un buon posto, e lo lascio a lui, mentre io mi dirigo a monte, dove la corrente è più forte. Vedo subito che la situazione è diversa, forse queste trote di allevamento devono ancora abituarsi all’impeto del fiume e preferiscono acque più tranquille. Fatto sta che in quel tratto non sento niente, mentre più sotto mio papà ne tira fuori una proprio dove ero io prima. Quando vedo che anche lui si dirige più a monte, gli lascio posto e torno nei pressi del masso dove pochi attimi prima sono riuscito a scappottare. Lancio l’esca, guardo il galleggiante scendere, e mi accorgo che più avanti c’è un ramo semi-sommerso nel quale rischio di ingarbugliarmi. Recupero quindi in fretta e furia per evitarlo, ed appeno rallento il recupero…ancora SBAM!, un’altro pesce all’amo, e nello stesso punto dei due precedenti! Anche questo oppone poca resistenza, ed anche questo ha l’amo infilato in bocca per miracolo. Questa volta la taglia è inferiore, ma siamo comunque sui 25 cm.

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Trascorre ancora una mezz’ora che non regala più soddisfazioni, quindi decidiamo di tornare a casa. Il morale è alto, erano tre anni che non riuscivo a fare un’apertura come si deve. Nei prossimi giorni tornerò sul fiume, e spero che nel frattempo si sia svegliata qualche fario autoctona, di quelle che quando si attaccano all’amo te lo fanno capire, quelle che ti fanno sudare per portarle a riva, mentre per le marmorate e gli ibridi è ancora presto: dato il numero esiguo di esemplari rimasti, la pesca è vietata fino al tramonto del 31 aprile.
Per finire, vorrei dedicare una breve riflessione al Catch&Release: personalmente, è una pratica che non disdegno, sono convinto che per la salute del fiume sia importante portare via meno pesci possibile, ma allo stesso tempo ritengo che la torta iridea sia una specie invasiva, è per questo che quando ne pesco una, qualche volta, come questa, dato che le avevo promesse a mio nonno, me la porto anche a casa, al contrario di fario e marmorate, importanti per l’ecosistema del Sesia, che cerco sempre quindi di rilasciare con la massima cura.

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